| L’impugnatura
e lo scatto nella macrofotografia
Una corretta impugnatura della fotocamera é il punto di
partenza per evitare il rischio di immagini “mosse”
.
Innanzitutto il corpo della macchina fotografica va tenuto con
entrambi le mani e quando si preme il pulsante di scatto occorre
farlo con molta delicatezza.
fig. 1 : l’impugnare con entrambe le mani sia che
si tratti di reflex tradizionale che di compatta digitale
Occorre ricordare
infatti – come gia accennato – che al di sotto di
tempi di scatto pari ad 1/30 lo stesso movimento dello “scattare
la foto” puo' produrre un’impercettibile “azione”
che fara' risultare poco nitida l’immagine. Puo' essere
utile anche trattenere il fiato prima di scattare.
Se scattiamo con
tempi lenti ( e non si possono scegliere tempi piu rapidi ) il
primo consiglio da dare é quello di inserire il dispositivo
“autoscatto” … magari con un tempo inferiore
ai 10 secondi: Cio' ovviamente a condizione che il soggetto risulti
abbastanza fermo e non scappi . Con tale semplice operazione eviteremo
i movimenti micrometrici del nostro corpo lasciando che la fotocamera
“faccia da sola” .
Cosi … non ci rimane che puntare l’obiettivo e dedicarci
alla messa a fuoco e inquadratura.
Anche la posizione del corpo é importante. Nella macrofotografia
spesso dovremo abbassarci o accovacciarci per raggiungere la miglior
posizione di ripresa…in tali casi un solo ginocchio a terra
e… mai abbassarsi con entrambe le gambe a meno di non posizionarci
inginocchiati. Le braccia vanno tenute il piu' possibile aderenti
al corpo.
Quando si scatta a mano libera alcuni piccoli espedienti ci possono
pero' aiutare. Ad esempio sfruttiamo la presenza del cinturino
della fotocamera . Trovate il sistema per metterlo in “tensione”,
facendolo passare intorno alla spalla o stringendolo fra i denti
e spingendo in avanti l’apparecchio…otterremo un minimo
di stabilita'.
fig. 2 : l’appoggio ad un albero ci offre stabilita'
Un altro accorgimento consiste nel procurarsi un bastone abbastanza
lungo da poter essere messo “in posizione diagonale”
puntando un’estremita' sul terreno e l’altra che passi
attraverso le nostre braccia e poggi al collo. In tal modo cercheremo
la posizione che meglio di tutte ci offra stabilita'. Ovviamente
ricercheremo anche altre possibilità come ad esempio appoggiare
la foto su di un tronco, recinzioni, o anche sul nostro ginocchio.
 
fig. 3
: altri piccoli espedienti per garantire stabilita' . Notare l’uso
di un bastone per ottenere un punto di appoggio al braccio destro
E’ evidente
che l’uso di un cavalletto o di un piccolo treppiedi (sempre
che i soggetti non volino via) é fortemente consigliato
quando si scatta con tempi lenti. In particolare anche l’uso
di piccoli treppiedi puo' essere “personalizzato”,
ad esempio aprendoli e puntando i piedini sul nostro petto.
fig.
4 : posizione di un piccolo cavalletto puntato al petto del fotografo.
Impugnando con entrambe le mani si ottiene buona stabilita'
Molto utile, per
la sua versatilita' e rapidita' di utilizzo, e anche il cavalletto
monopiede.
Queste considerazioni valgono sia che si tratti di una fotocamera
tradizionale che di una compatta digitale, per l’uso della
quale saremo agevolati grazie alla leggerezza.
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